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23.06.2023 Triennale, Milano #arte

“Siamo Foresta”, la Fondation Cartier porta l’Amazzonia alla Triennale

Si intitola “Siamo Foresta” ed è la nuovissima mostra di Triennale Milano e Fondation Cartier pour l’art contemporain. E’ stata “raccontata” l’altra mattina nel salone d’onore dell’istituzione milanese davanti ad un pubblico piuttosto eterogeneo formato da artisti, filosofi, curatori, giornalisti e antropologi. Foresta come luogo di incontro tra culture: è questo il senso primario dell’esibizione. Il progetto, che trasforma lo spazio espositivo in una rigogliosa, lussureggiante e immersiva selva progettata dal brasiliano Luiz Zerbini, mette in scena un dialogo inedito tra pensatori e difensori della foresta; tra artisti indigeni – in arrivo dal New Mexico al Chaco paraguaiano passando per l’Amazzonia – e artisti non indigeni provenienti da Brasile, Cina, Colombia, Francia. Oltre il 70% delle opere esposte proviene dalla collezione della Fondation Cartier. La mostra si ispira ad una visione estetica (e politica) della foresta vista come una sorta di multiverso egualitario di esseri viventi e offre una vibrante allegoria di un mondo possibile al di là del nostro al cui centro poniamo sempre e solo l’uomo. Alla presentazione hanno partecipato fra gli altri Hervé Chanès, direttore artistico generale di Fondation Cartier, Chris Deacon, managing director di Fondation Cartier, Stefano Boeri e Carla Morogallo, rispettivamente presidente e direttrice generale della Triennale, le curatrici Michela Alessandrini, Sandra Adam-Couralet e Chiara Agradi, Grazia Cuaroni, direttrice delle collezioni di Fondation Cartier, Bruce Albert, antropologo e direttore artistico della mostra che vive da anni vive in Sud America. E moltissimi artisti. Fra questi, Virgil Ortiz, Fabrice Hyber, Alex Cerveny, Santídio Pereira, Bruno Novelli e Luiz Zerbini.

Foto: Andrea Sgambelluri

Testo: Germano D’Acquisto

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