16.02.2026 Casa Monti, Rome #arte

Manfredi Gioacchini

La bellezza e il silenzio: sono queste le chiavi fondamentali del mio linguaggio

«Per me è fondamentale esporre le mie fotografie in spazi “vivi”, dove le persone abitano, passano e si muovono»

Manfredi Gioacchini fotografa come si viaggia: lentamente, con rispetto, lasciando che i luoghi parlino prima di essere catturati. Romano di origine ma cittadino visivo tra Europa e Stati Uniti, ha costruito negli anni una pratica che tiene insieme ritratto, interni e racconto documentario con uno sguardo sempre attraversato dalle arti classiche. Non cerca l’istante spettacolare, ma la stratificazione del tempo. Il suo percorso inizia presto, a dodici anni, con la Hasselblad del padre e le immagini delle vacanze di famiglia: è lì che scopre che la fotografia non è solo registrazione, ma costruzione, scelta, attesa. Una lezione che diventa metodo e che lo porta a indagare l’agire umano, gli spazi che abitiamo, i silenzi che lasciamo dietro di noi. Dopo il successo di Portraits of Artists (2016), Gioacchini ha spostato l’obiettivo verso il paesaggio con Floating Islands (2020), racconto poetico delle ultime zone incontaminate del pianeta. Con Grand Tour (2024) il cerchio si chiude e si riapre sull’Italia: non quella da cartolina, ma quella sospesa, intima, finalmente libera dal rumore del turismo di massa. È proprio questo progetto che fino al 22 febbraio abita gli spazi di Casa Monti, trasformando le aree comuni in una galleria vissuta, dove la fotografia entra nella quotidianità degli ospiti come un respiro lento. Per il fotografo, ogni immagine nasce dallo studio e dall’ascolto: “Per ritrarre un’opera d’arte, un monumento o un luogo devi prima studiarlo. Solo con la preparazione puoi cogliere la vera anima, la vera bellezza del luogo”. Una filosofia che rende il suo Grand Tour non un omaggio nostalgico, ma una rilettura colta e contemporanea del nostro patrimonio, dove memoria e presente si incontrano in un silenzio pieno di senso.

Casa Monti nasce come “Home of the Artist”: cosa ha significato per te esporre e lavorare in un luogo che è insieme hotel, casa e spazio culturale?

MANFREDI GIOACCHINI

Il luogo si presta benissimo: è accogliente, ma soprattutto reale. Per me è fondamentale esporre le mie opere in spazi “vivi”, dove le persone abitano, passano, si muovono. La contemplazione del bello dovrebbe far parte della quotidianità, non essere relegata a momenti eccezionali.

Grand Tour rilegge un’idea storica di viaggio formativo. Quando hai capito che questo progetto non era solo una serie di fotografie, ma un racconto unitario sull’Italia?

MANFREDI GIOACCHINI

Al mio rientro in Italia ho sentito il bisogno di riallacciarmi al Paese, di ritrovare una sorta di unione profonda con esso. Da lì è nato tutto: non era più solo un insieme di immagini, ma un percorso, una relazione.

Molte immagini nascono in un momento di sospensione, lontano dal turismo di massa. In che modo il silenzio e l’assenza hanno cambiato il tuo modo di guardare i luoghi?

MANFREDI GIOACCHINI

Più che di silenzio parlerei di riappropriazione dei luoghi. È come se, spogliati dal rumore e dalla frenesia, tornassero a essere realmente nostri.

Dal Mediterraneo alle Dolomiti, il tuo Grand Tour attraversa paesaggi molto diversi: c’è un luogo che ti ha sorpreso più degli altri, costringendoti a rivedere le aspettative iniziali?

MANFREDI GIOACCHINI

Ogni luogo ha la sua magia. Roma, per esempio, è sempre molto difficile da raccontare. Ma le grandi archeologie del Sud Italia sono qualcosa di assolutamente eccelso, così come le ville palladiane: ti costringono a rivedere continuamente le tue aspettative.

Hai raccontato artisti, isole remote, architetture e città storiche: cosa resta costante nel tuo sguardo, al di là dei soggetti?

MANFREDI GIOACCHINI

La bellezza e il silenzio. Sono le chiavi fondamentali del mio linguaggio.

Dopo questa esperienza a Casa Monti, senti che il tuo rapporto con l’Italia — come fotografo e come viaggiatore — è cambiato?

MANFREDI GIOACCHINI

Passare da Casa Monti è sempre speciale. Mi sento davvero “a casa”. Non direi che è stata una residenza, ma sicuramente è un luogo che mi accoglie e mi fa sentire parte di qualcosa.

Quando non stai lavorando a un progetto, come cambia il tuo modo di guardare il mondo? Riesci ancora a “non fotografare” o l’occhio resta sempre in allerta?

MANFREDI GIOACCHINI

Quando non ho la macchina fotografica con me, sono a riposo. Riesco davvero a spegnere quello sguardo.

Progetti per il 2026?

MANFREDI GIOACCHINI

Per il momento ho un bel progetto fotografico in Giappone ad Aprile e sto lavorando su due libri che usciranno nel 2027: uno in Italia e uno in California.

Intervista: Germano D’Acquisto
Ritratti e installation views: Benedetta Guidantoni

 

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