26.01.2026 Brafa Bruxelles #design

Axel Vervoordt

Tutte le mie attività confluiscono in un’unica ricerca: quella dell’universalità

«Simbolicamente, l’intuizione è allo stesso tempo un inizio e una fine, un modo per trovare una nuova sorgente»

C’è chi progetta spazi e chi, invece, sembra ascoltarli. Axel Vervoordt appartiene senza dubbio alla seconda categoria. In occasione dell’edizione 2026 del Brafa Art fair a Bruxelles, il grande alchimista dell’interior design belga si racconta, attraversando più di mezzo secolo di arte, visioni e silenzi abitabili. Nato nel 1947 in una famiglia di allevatori di cavalli, Vervoordt ha trasformato l’antiquariato in una filosofia di vita e l’interior design in un gesto quasi spirituale. Il suo stile — fatto di materiali naturali, superfici vissute, finiture grezze, regole Feng Shui e una profonda adesione al pensiero wabi-sabi — non cerca l’effetto, ma la risonanza. Dal 1968 a oggi, la sua avventura è diventata un ecosistema culturale che ruota attorno a Kanaal, ex distilleria sulle rive del Canale Albert trasformata in un universo sospeso nel tempo, dove archeologia, mobili del XVIII secolo, design del Novecento, ZERO e Gutai convivono senza gerarchie. Un luogo in cui ogni oggetto, indipendentemente dal valore, condivide una bellezza essenziale e universale. Accanto alla moglie May e ai figli Boris e Dick, Vervoordt ha costruito un’impresa familiare che oggi dialoga con la creatività. Arte come pratica quotidiana, come esercizio di umiltà, come spazio mentale prima ancora che fisico. In questa conversazione, Axel Vervoordt non parla di stile, ma di tempo, intuizione e libertà. E di come abitare il mondo, con grazia.

In occasione di BRAFA 2026, che tipo di dialogo speri di creare tra le opere che presenti e il pubblico che le incontra?

AXEL VERVOORDT

Quest’anno lo stand di BRAFA è stato curato da mio figlio Boris e dal nostro team di storici dell’arte. Mi fido completamente di loro nella selezione delle opere e nella creazione di uno spazio che assomigli a una “stanza da collezionista”. Essendo una fiera belga, cerchiamo sempre di presentare alcuni artisti belgi, ma anche di creare un dialogo con le mostre in corso a Kanaal, per esempio portando un dipinto di William Turnbull e una scultura di Renato Nicolodi, entrambi attualmente in mostra lì.

In che modo il lavoro curatoriale e le mostre che hai realizzato hanno segnato le diverse fasi della tua vita e del percorso della tua azienda?

AXEL VERVOORDT

Ogni mostra è stata un passo successivo nella mia vita e in quella della nostra azienda. Le conversazioni all’interno del team curatoriale partivano spesso da una domanda o da un’intuizione, e da lì ci spingevano verso interrogativi sempre più profondi e radicali. Ogni tema apriva a una nuova fonte di conoscenza. Diventare curatore è stato, per me, un modo per condividere questo sapere con gli altri.

Gli ambienti che crea sembrano meno progettati che rivelati, come se esistessero già e fossero semplicemente portati alla luce. Quanto contano l’intuizione e l’ascolto rispetto alla tecnica nel suo processo creativo?

AXEL VERVOORDT

Contano moltissimo. Simbolicamente, l’intuizione è allo stesso tempo un inizio e una fine, un modo per trovare una nuova sorgente. Per artisti, scienziati e collezionisti, credo che ogni grande scoperta nasca dall’intuizione. L’intuizione è un sentimento che nasce dalla libertà totale, dall’essere in sintonia con l’energia cosmica. È conoscenza prima della conoscenza. È come la reazione autentica e genuina di un bambino. Io seguo sempre l’intuizione e solo dopo rifletto e studio.

Come definirebbe oggi ciò che fa da oltre mezzo secolo?

AXEL VERVOORDT

Per me tutte queste attività confluiscono in un’unica ricerca: quella dell’universalità.

Intervista: Germano D’Acquisto
Ritratti: Michaël Huard
Installation Views: Jan Liégeois. Courtesy of Kanaal

 

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