Palazzo Bentivoglio diventa club sotterraneo dell’Art Week bolognese
Nel cuore pulsante dell’Art Week bolognese, Palazzo Bentivoglio è diventato improvvisamente il punto di gravità della notte. Non solo la festa più ambita di Arte Fiera, ma una vera accelerazione collettiva: luci basse, bassi profondi che rimbalzavano sulle volte sotterranee, corpi compressi nello spazio e quell’energia elettrica che nasce solo quando arte e clubbing decidono di fondersi.
Il detonatore, oltre alla fiera d’arte felsinea, è stata CC, la nuova mostra di Michael E. Smith (in scena fino al 26 aprile), inaugurata proprio negli ambienti ipogei del palazzo, nei giorni di Arte Fiera. Un percorso essenziale, teso, silenzioso — prima che la musica lo trasformasse in una vibrazione continua. Le sue installazioni, fatte di scarti, presenze minime e tensioni percettive, sembravano respirare insieme al pubblico, come se lo spazio stesso fosse entrato nel ritmo della notte.
Poi il party ha preso il controllo. Il dj set di Matteo Pit ha spinto tutto in avanti, creando una colonna sonora ipnotica per una folla trasversale: artisti, curatori, galleristi, addetti ai lavori e nottambuli curiosi. Tra i presenti moltissimi volti noti dell’arte contemporanea, dentro un’atmosfera più da rave culturale che da vernissage. Fra gli ospiti Giulia Cenci, Luca Lo Pinto, Davide Ferri, Valerio Berruti, Franco Noero.
Per qualche ora Palazzo Bentivoglio ha smesso di essere solo uno spazio espositivo ed è diventato un organismo vivo: storia, scultura, musica e umanità compressi nello stesso battito. La prova che l’arte contemporanea, quando esce dalla posa museale, sa ancora accendere la notte. E che Bologna, almeno per una sera, ha ballato esattamente al centro del sistema.
Testo: Germano D’Acquisto
Foto: Alessio Ammannati
