È partita da un dialogo, prima ancora che da un progetto. Dalla collaborazione tra Lucas Zanotto e The House of Coffee, e dalla tavola rotonda di ieri sera che ha trasformato il rito del caffè in racconto collettivo. Alla Starbucks Reserve Roastery Milano, sotto la guida di Simone Marchetti, Zanotto ha dialogato con Sarah Andelman, il producer e DJ Dumar e l’antropologo Andrea Staid su quanto una pausa apparentemente banale sia in realtà uno spazio di relazione, ispirazione, comunità. Storie diverse, background lontani, un unico punto di incontro: il caffè come gesto che struttura le giornate.
Da qui prende forma The House of Coffee, la nuova piattaforma culturale che trasforma la Roastery in un palcoscenico dinamico dove artigianalità, design e creatività si contaminano. Curata da Andelman — già mente visionaria dietro Colette — e già protagonista su Vogue Italia e Women’s Wear Daily, l’iniziativa usa il caffè come linguaggio universale per costruire esperienze, dialoghi e comunità. Con l’immaginario giocoso di Zanotto a fare da catalizzatore visivo, il coffee break smette di essere automatico e diventa racconto contemporaneo. A Milano, la cultura passa anche da una tazzina.






