La mostra “Grand Tour” a Casa Monti, ritrarre l’Italia senza consumarla
L’altra sera Casa Monti ha fatto esattamente quello che un luogo d’arte dovrebbe fare più spesso: ha rallentato il tempo. L’opening di “Grand Tour”, il progetto fotografico di Manfredi Gioacchini, non è stato un vernissage nel senso classico del termine, ma un attraversamento silenzioso, quasi domestico, degli spazi del boutique hotel situato nel cuore del rione Monti.
Le immagini stavolta non erano lì per farsi fotografare a loro volta, ma per essere abitate. Instantanee di un’Italia svuotata dal turismo di massa, osservata quando finalmente si è resa vulnerabile: architetture che respirano, paesaggi che trattengono la memoria, dettagli che chiedono attenzione. Un “Grand Tour” senza retorica, lontano dalla cartolina e più vicino alla meditazione.
Casa Monti, casa d’artista per vocazione, ha accolto il progetto come si accoglie un ospite: senza sovrastrutture. Le foto di Gioacchini si sono infilate negli spazi comuni, trasformando l’albergo in una galleria vissuta, dove l’arte non interrompe la quotidianità ma la modifica dall’interno. All’evento capitolino hanno partecipato molti personaggi noti.
La mostra, visitabile fino al 22 febbraio, alla fine lascia una domanda essenziale: cosa resta del viaggio quando smettiamo di consumarlo e torniamo a praticarlo come atto di attenzione? Negli scatti di Gioacchini il viaggio non è accumulo di tappe, ma tempo dilatato, ascolto dei luoghi, permanenza. Insomma, un invito a restare abbastanza a lungo da lasciare che siano gli spazi a raccontarsi.
Ultima annotazione, tutt’altro che secondaria: una delle opere entrerà nella collezione permanente di Casa Monti, come traccia discreta di un passaggio che non ha avuto bisogno di rumore per farsi notare.
Testo: Germano D’Acquisto
Foto: Benedetta Guidantoni
