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12.09.2022 #arte

Beatrice Trussardi

Un museo nomade che porta arte ovunque. Anche in Piscina

“Il nostro modello è agile, flessibile e permette di affrontare in tempo reale i temi piu caldi del Pianeta insieme agli artisti”
Chi solitamente era abituato a vedere l’acqua trasparente della piscina, ora ammira una gigantesca distesa dorata. E chi entrava e usciva dai vecchi spogliatoi, ora li vede invasi da centinaia di passeggini  impolverati. Sono alcune delle installazioni dell’artista Nari Ward che si possono ammirare al Centro Balneare Romano di Milano, trasformato fino al 16 ottobre in una galleria d’arte contemporanea. Merito della mostra “Gilded Darkness”, curata da Massimiliano Gioni e allestita nel quartiere di Città Studi dalla Fondazione Nicola Trussardi, vero e proprio museo nomade per la produzione e la diffusione dell’arte a Milano. Cuore, mente e (soprattutto) anima di tutto questo è Beatrice Trussardi, che guida la fondazione dal 1999. La incontriamo immersa fra i lavori esposti, fra la malinconica Amazing Grace, installazione costituita da 300 passeggini abbandonati ed Emergence Pool, intervento site specific che tramuta la piscina in una immensa (e struggente) distesa dorata.
Il titolo della mostra “Gilded Darkness” è molto evocativo. Cosa ci dobbiamo aspettare da questo progetto?
Molte emozioni. La Fondazione Nicola Trussardi porta l’arte contemporanea nei luoghi più inattesi di Milano da 19 anni, irrompendo nella vita quotidiana con progetti potenti, a volte provocatori, a volte poetici, sempre ispirati ai problemi della nostra epoca. La mostra “Gilded Darkness” non fa eccezione. L’installazione principale, Emergence Pool, è un imponente monumento precario: 2000 coperte termiche dorate galleggiano sulla superficie della piscina, ricoprendo completamente i 4.000 metri quadrati della vasca. Un enorme tappeto di riflessi diventa così uno specchio che ci fa riflettere su temi come la migrazione e la transitorietà delle cose.
Qual è per lei l’opera più commovente in mostra?
Sicuramente l’installazione Amazing Grace, con i suoi 300 passeggini disposti a forma di scafo di nave: la voce struggente di Mahalia Jackson che fa da sottofondo all’opera d’arte tocca corde molto profonde, intime e universali, evocando le deportazioni degli schiavi ma anche tragedie più vicine a noi. Ma sarebbe sbagliato dare una lettura didascalica a un’installazione così potente che ci parla della fragilità umana.
Le mostre della Fondazione spesso affrontano temi caldi come l’esodo dei profughi, la coesistenza di culture diverse, la povertà. Lo stesso avviene ora con Nari Ward. Per lei l’arte deve essere sempre politica?
L’arte deve essere sociale. Deve partire dal quotidiano per parlare di temi universali che legano l’umanità da sempre. Deve far riflettere e stimolare, non può essere solo decorazione rassicurante. Noi vogliamo fare esattamente questo: aprire dibattiti, attivare riflessioni, portare le persone fuori dalla loro comfort zone.
È Presidente dal 1999. Come è cambiata l’arte contemporanea in questi anni? E come è cambiata lei, come persona?
In 23 anni l’umanità ha attraversato gigantesche trasformazioni sociali e globali. Vere e proprie rivoluzioni. Nulla e nessuno può essere rimasto uguale a se stesso.
Un anno fa è nata la Fondazione Beatrice Trussardi, che ha lanciato a livello internazionale il modello nomade della Fondazione Nicola Trussardi. Perché questo modello è così vincente secondo lei?
Perché è agile, flessibile, e permette a un’istituzione di essere subito pronta ad affrontare i temi e le urgenze che ci toccano maggiormente. La realtà che ci circonda ci sollecita in ogni singolo istante e noi possiamo rispondere a queste sollecitazioni in tempi molto rapidi grazie al lavoro degli artisti.
Quanto il potere dell’immagine oggi condiziona il mondo dell’arte?
E’ stato così in passato. Oggi, dopo un paio di decenni, lo strapotere dell’immagine e dell’apparenza sta per terminare. Stiamo entrando in una nuova fase, più complessa e forse più drammatica: arte e artisti non potranno fare finta di niente. Stiamo attraversando un passaggio epocale, e credo che ognuno di noi, persona o istituzione, debba fare la propria parte. Noi da sempre siamo uno strumento che si mette a servizio degli artisti e continueremo a farlo. Saremo testimoni attivi di questo cambiamento.
Massimiliano Gioni è direttore artistico della Fondazione dal 2003. Come siete riusciti a convivere per tutto questo tempo? C’è un segreto?
Credo non ci sia né un segreto né una ricetta. Semplicemente lavoriamo continuando a condividere gli stessi valori, intenti e modalità.
C’è chi ha detto che l’arte è tutta contemporanea, perché è contemporaneo l’occhio di chi la guarda: lei è d’accordo?
L’arte vale per il messaggio che porta, indipendentemente dall’anno o dal secolo in cui un’opera è stata fatta.
La passione per la creatività l’ha resa più ottimista o più pessimista per il futuro?
Decisamente ottimista.
Chanel diceva che “l’arte è il contrario della moda: la moda nasce bella e diventa brutta, l’arte nasce brutta e diventa bella”: che ne pensa? Deve essere sempre così, l’arte inizialmente deve sempre scioccare per essere scoperta dopo?
No, non credo debba scioccare. Penso però che la vera arte sia quella che va oltre l’apparenza. Forse non la riconosciamo subito, ma la scopriamo lentamente grazie ai continui stimoli che ci offre. Diffido dell’arte che entusiasma al primo sguardo: più un’opera è enigmatica e continua a far venire voglia di guardarla, scoprirla, e più continuerà a dirci cose nuove nel tempo. Lo diceva anche Kraus: arte è ciò che il mondo diventerà, non ciò che il mondo è…
Anni fa ha detto che “la gratitudine è un sentimento necessario”. Quali sono le persone a cui è grata? È riuscita a ringraziarle tutte?
Sono grata a chi è capace di condividere con gli altri la propria esperienza. Ringraziare per me è un esercizio importante, cerco di non rimandare mai.
C’è una domanda che vorrebbe le facessi e che non le ho ancora fatto?
Rispondo citando gli artisti Fischli and Weiss: …Can everything been thought? (Si può pensare a tutto?)(Sorride)

 

Intervista : Germano D’Acquisto

Foto : Andrea Marcantonio

 

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